Infelicità senza desideri
di Peter Handke
Peter Handke ci regala con questo libro, che appartiene al suo periodo più fecondo di scrittore "La donna mancina", "L'ora del vero sentire", uno spunto di profonda riflessione sul destino di una donna, la propria madre e sull'ipocrisia e l'indifferenza di una società borghese, reazionaria, bigotta e provinciale per cui essa ha inutilmente sacrificato la propria esistenza.

Lo stile di cui si avvale è asciutto, asettico e quasi cinico. Si potrebbe affermare senza possibilità di errore volutamente cronacistico e più ancora giornalistico.

Ed è infatti da un giornale scandalistico dell'epoca che lo scrittore apprende in un trafiletto di cronaca del suicidio per overdose da sonniferi di una casalinga di 51 anni: sua madre appunto.

Il libro è tutto un viaggio mentale a ritroso in quella che è stata la vita della donna e sulle cause che l'hanno portata al gesto estremo. Si intravvede tra le righe e forse non poi così celato, il rimprovero filiale per le scelte di vita di lei e per avere aprioristicamente rinunciato alla propria libertà, alla propria femminilità, alla propria felicità.

E questo per una servile forma di pudore che ne ha inibito la forza per sfidare le convenzioni moraliste e filistee relegandosi piuttosto nello squallido ruolo di casalinga. La consapevolezza di una vita votata al fallimento giunge là ove la tragedia interiore si è già compiuta.

Il libro si trasforma, pagina dopo pagina, in un diario straziante dove la vita della donna è scandita sin nei minimi particolari. Handke non rinuncia a evocare la sua memoria come si sfoglia un libro di vecchie fotografie. Il suo sguardo corrucciato si concentra sui vestiti, sulle scarpe, sulle ore che ne hanno enfatizzato il "vivere" quotidiano. Non c'è mai nel suo osservare, ricordare e raccontare un momento di abbandono al dolore. Tutto è interiorizzato sino all'estremo per scelta stilistica e per non rischiare di dover scivolare in un inutile quanto falso e patetico intimismo.
Eppure o forse proprio per il suo modo silente di porsi di fronte alla tragedia che lo ha coinvolto, "Infelicità senza desideri" risuona come il tributo più struggente non solo alla donna-madre ma, a tutte le donne, indipendentemente dalla loro estrazione sociale.
E' un tributo che diviene al contempo un grido di sofferenza, condanna e mal sopportata accettazione verso una società contemporanea immutata nella sua più inumana indifferenza.

La figura della madre e quella del figlio, così distanti, finiscono come per riunirsi in un abbraccio tardivo: l'io narrante diventa un'entità unica.
E' la sola concessione che Handke si concede e ci concede.
recensione di Luca Patti
09/08/2011
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VOTO:
ottimo
GENERE:
narrativa
EDITORE:
Garzanti
ANNO:
1982
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