Il grande tiratore
E' la storia di un uomo che da giovane, a soli otto anni, ha accidentalmente ucciso una donna (incinta peraltro). Quest'evento ha segnato la sua vita e ancor più il suo approccio ad essa: da allora infatti vive da "neutro", senza sentimenti e senza rumore, ed ha una così bassa opinione di se stesso e della vita che si permette di commentarla con distacco, cinismo ed ironia, tanto da lasciare il lettore disarmato ma in fondo forse anche più leggero.
Il libro è scritto tutto in prima persona; è il protagonista stesso a raccontare la sua vita e tu sei costretto a guardare il mondo coi suoi occhi.
Vonnegut, come anche in altri libri, si prende gioco con arguzia ed eleganza del genere umano (e non se ne sente certo escluso), dei suoi difetti, limiti e soprattutto della sua stupidità, insegnandoci probabilmente a prenderci meno sul serio; non so voi, ma io ne ho bisogno.
"Là in fondo alla chiesa, sognai ad occhi aperti una teoria dell'esistenza. Immaginai che io, mia mamma e così via fossimo tante cellule di un unico immane animale.
(...) Comico che io, singola cellula, mi prendessi tanto sul serio!
recensione di Maria CapraIl libro è scritto tutto in prima persona; è il protagonista stesso a raccontare la sua vita e tu sei costretto a guardare il mondo coi suoi occhi.
Vonnegut, come anche in altri libri, si prende gioco con arguzia ed eleganza del genere umano (e non se ne sente certo escluso), dei suoi difetti, limiti e soprattutto della sua stupidità, insegnandoci probabilmente a prenderci meno sul serio; non so voi, ma io ne ho bisogno.
"Là in fondo alla chiesa, sognai ad occhi aperti una teoria dell'esistenza. Immaginai che io, mia mamma e così via fossimo tante cellule di un unico immane animale.
(...) Comico che io, singola cellula, mi prendessi tanto sul serio!
19/02/2001




